Primi giorni di caccia. I pomeriggi sono ancora lunghi e la temperatura piuttosto alta, tanto da richiedere ogni tanto uno stop per tirare il fiato. Siamo fermi a un vecchio fontanile ai margini di una oliveta sulle prime colline appena si comincia a salire dalla pianura. È un posto dove ci fermiamo spesso quando cacciamo da queste parti. Acqua pulita e fresca per i nostri ausiliari, ombra e una vecchia panchina in pietra per noi. Il luogo è relativamente vicino alla città, prima che i terrazzamenti a ulivi proseguano lasciando il posto a incolti, paleo e poi bosco. Giù in basso i primi tetti sono in linea d'aria a un paio di chilometri al massimo e capita spesso che specie il sabato o la domenica capiti qualche famigliola "in gita". Quando sono a caccia e incontro qualcuno mi affretto a richiamare il cane, aprire il fucile mettendolo a tracolla e salutare educatamente. Spesso ottengo in cambio solo indifferenza, un saluto bofonchiato a denti stretti, quando non una occhiataccia e una manifesta avversione. Ormai ci sono abituato e anche se non posso fare a meno di dispiacermi certo non mi ci faccio più il sangue amaro. Decenni di campagne tanto false quanto accanite nei nostri confronti hanno lasciato inevitabilmente il segno. Ma torniamo a noi. Mentre col mio compagno di caccia ci stiamo riposando parlando dei due bei fagiani, un maschio e una femmina, che siamo riusciti a incarnierare, sento i rumori di persone che si avvicinano, con una squillante vocetta infantile che sovrasta tutto il resto. Così, buttata un'occhiata per sicurezza - il molto non è mai troppo in questi casi - ai due fucili aperti e scarichi poggiati a fianco a noi, con un po' di fatalismo mi preparo all'ennesimo incontro con la "famigliola del mulino bianco" che probabilmente ci guarderà come fossimo due membri di Al Qaeda ostentando tutta la sua disapprovazione. Quando la famiglia gira l'angolo dello stradello ha un moto di sorpresa nel vedere qualcuno dove non se lo aspettava, ma almeno risponde gentilmente al nostro saluto e la donna addirittura ci fa un sorriso. Boh, penso fra me, è proprio un giorno fortunato allora... E non so quanto sia vero. La bambina, una ragazzina di una decina d'anni dallo sguardo furbo e con un'incredibile cascata di ricciolini rossi, invece di proseguire si ferma e comincia a fare i complimenti ai nostri cani, che non perdono occasione di ricambiare l'attenzione. A questo punto anche gli adulti sono costretti a fermarsi e a scambiare due parole con noi, preoccupandosi per prima cosa come è ovvio che sia per ogni genitore, che i cani siano bravi e che la bambina non gli dia noia (traduzione: "non è che me la mordono, vero?"). "Ciao, io sono Carlotta, ma voi siete cacciatori?". E poi via con un bombardamento di domande da parte del vivace frugoletto che vuole sapere quello che facciamo, come si chiamano i nostri cani, di che razza sono... Rispondiamo a quel fuoco di fila e dopo un'occhiata ai genitori per un tacito permesso, le facciamo anche vedere i due selvatici che abbiamo in carniera. Li osserva, li guarda e riguarda, addirittura li accarezza. E per non smentirsi ci sommerge di nuove domande: perché sono diversi? Perché uno è colorato e l'altro no? E perché... e perché... E poi la mamma di tutte le domande: "ma perché andate a caccia?". Figuriamoci! Nemmeno so rispondere a me stesso sul perché vado a caccia! Qualcosa riesco comunque a imbastirgli, abbastanza da soddisfarla. Ascolta tutta seria seria e alla fine sbotta: "A scuola vengono a dirci che voi siete cattivi, ma io lo sapevo che non era vero". Vi assicuro che mi si è allargato il cuore e l'avrei coperta di baci. Quella frase, detta da quel cucciolo d'uomo in un pomeriggio di settembre, è stato uno dei più bei regali che la mia vita di cacciatore mi abbia fatto. Una gioia incredibile e difficile da spiegare. La morale di questa storia vera che sembra una favola? Non lo so. Trovatela voi. A me è sembrata solo una cosa bellissima da dividere con altri cacciatori. Il segno che forse anche per noi ancora nulla è perduto. In bocca al lupo.

di Marco Ramanzini caporedattore Diana